Soundtrack: Antonio Vivaldi, Inverno
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Apriamo il post invernale in modo classicheggiante per cercare di rendere giustizia alla strana poesia di un fenomeno molto diffuso da queste parti: la tempesta di neve. Intanto c'è da dire che Filadelfia assomiglia paurosamente a Gotam City in questi momenti... manca solo Batman, ma come dice Paolils "mi accontenterei anche di Robin".
E dopo la nostra classica uscita alla "single-tipo-sexandthecity-ma-NONANCORA30ENNE" torniamo a noi. Io in genere ODIO L'INVERNO. Il mio umore/stato di grazia è direttamente collegato al tempo, al clima e alle ore di luce. Lo so è folle e pure stupido per certi versi, ma diciamo che io capisco perfettamente perchè la gente in Svezia si suicida!
Se dovessi fallire, io e Filo abbiamo infatti già un piano ad hoc: chiringuito in Brasile (voglio imparare un'altra lingua...poi mi sentirò come il papa) e non ci si azzardi a muoversi verso i poli, per carità...
I motivi di questa mia strana sensibilità meteropatica sono molteplici: innanzi tutto associo l'inverno alla pioggi a e al vento molto simpatico che tira in quel del nuorese da gennaio ad aprile (si fino a dicembre non si può definire inverno, anche se dopo questo direi quasi che non l'inverno non ce lo abbiamo proprio) e lo stesso in linea di massima vale per l'Emilia. In una parola...umidità. Una vera gioia.
Ecco devo dire che qui ho rivalutato molto l'inverno. Non è certo mite come il nostro, ma al freddo per qualche mese ci si può abituare. Credetemi, è così e lo capisci quando vai a correre fuori con -7 gradi e pensi "mmh che bel caldino"... La cosa bella di questo posto è che le giornate sono splendide. Freddissime ma limpide e soleggiate, un invito ad uscire fuori e a non perdere nemmeno un minuto dentro casa. Sembra di guardare un'immagine dentro un'ampolla di cristallo. Nulla si muove e resta sospesa in quella luce forte che non dà affatto l'idea di essere fredda e anzi trasmette un calore diverso, ammicca e ti convince a sfidare il freddo polare per andare a scoprire vecchi paesaggi sotto una luce nuova. Per questo motivo è come uscire e vedere non Filadelfia, ma una città che ci assomiglia, senza essere lei. Il ghiaccio e la neve danno alle strade colori e impressioni diverse, come solo il buio può fare. La mia prospettiva è cambiata completamente...è diventata allegra.
Resto allegra per qualcosa di triste, perchè l'inverno resta per me un antagonista, qualcosa da sconfiggere e che non deve avere il potere di fermarmi ma allo stesso tempo può essere allegro nel ritmo che scandisce battendo il piede.
La mia spedizione nella tormenta non è stata dunque un caso, ma un piano studiato a tavolino. Per vedere cosa? Ma naturalmente il viadotto del Reading sopraelevato. Vi racconto questo diamante allo stato grezzo: molti di voi forse conosceranno il famoso parco High Line di New York. Si tratta di un parco urbano che ha tratto ispirazione per la sua realizzazione da Parigi e che ha trasformato una vecchia linea ferroviaria in una delle attrazioni più interessanti e famose della grande mela (wiki e sito ufficiale).
Ogni anno è visitata da 5 milioni di persone ed è stata un'opera imponente dal punto di vista della riqualificazione urbana offrendo a turisti e cittadini una passeggiata sopraelevata sempre piacevole in ogni stagione. Lo stesso tipo di ferrovia e di tesoro nascosto è presente qui a Filadelfia. Si tratta del viadotto sopraelevato del Reading appunto:appartiene alla SEPTA (la società di trasporto pubblico di Filla) ed offre vista mozzafiato dello skyline della cità. Sfortunatamente per il momento si trova ancora in stato di abbandono, ma l'amministrazione locale e un gruppo di sognatori stanno lavorando su un progetto comune di rivalorizzazione per restituire alla città uno dei suoi galeoni affondati check this out.
Essendo in stato di abbandono non è proprio legale entrare a sbirciare ma sono riuscita a trovare buchi nella rete in un paio di occasioni (non potevo perdermi questo scenario da fotografia). La mia incursione era quindi dovuta ad una genuina curiosità...come al solito. E questa è esattamente la scusa che avrei snocciolato se beccata: ero curiosa! Nonostante la neve, il freddo,la nebbia e la vaga paura di cadere di sotto ( i buchi coperti dalla neve non sono proprio il massimo) mi sono diretta a testa bassa facendo da Cicerone alla mia bolognese prefeRita... we rocked the Casbah.
Il giorno dopo non soddisfatta mi sono concessa una passeggiata verso il fiume. Nikon al collo, copertura a prova di gelo e radio nelle orecchie. Un paradiso ghiacciato senza precedenti e un sacco di voglia di godermi la temperatura piacevole (almeno per me ) di fuori.
Bloccata dall'atmosfera magica ed elegante dell'inverno, quasi mi dispiace che stia per finire....calma, ho detto QUASI..






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