Sunday, January 4, 2015

Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di Dicembre

Soundtrack: Hotel Supramonte, Fabrizio De Andrè


Non potevo resistere scusate, ma questa è una delle mie preferite in ASSOLUTO. Mi commuovo ogni volta che la ascolto (una canzone così non si sente, si ascolta)... sto per diventare sentimentale mannaggia a De Andrè. Non c'è bisogno che aggiunga altro perchè tanto ho già detto abbastanza in un altro post...giusto?!
Bene. Visto che questo blog è...un ' esperienza culturale per migliorare l'individuo (sopratutto per cercare di smettere di parlare da sola quindi migliorare QUESTA individua) aggiungerò una descrizione non mia, ma piuttosto fedele per chi ama i film come me (sono fanatica di un SACCO di cose...non so dove trovo il tempo davvero):
per i pigri metto il corto (David di Donatello 2009):
Per chi invece non ha tempo, ma lo trova (come me) ecco un clip del lungometraggio (si trova...scaricatelo). 
Io mi sono scompisciata. L'ho visto a Bologna e non potete capire quanto mi ha fatto impressione vedere il sardo sottotitolato! Accanto a me Filomena, personaggio delle mia vita persistente oltre che di uno dei miei film preferiti. Poveretta mi ha sentito sbroccare in sardo tante di quelle volte che ha capito tutto senza bisogno di una parola di aiuto da parte mia...
Questa è una di quelle cose che si sanno solo se si è vissuto in Sardegna: il campionato di terza categoria è preso parecchio sul serio. In ogni "bidda" (paese) d'estate può mancare l'acqua dopo le 5 del pomeriggio...ma ci puoi scommettere che c'è un campo da calcio (cioè una pietraia all'inizio del paese). Quindi quando ho visto questo film ho ripensato alla serietà di quelle partite...manco stessimo parlando della Champions League (e io adoro il calcio, non c'è tifoseria più turbolenta della sottoscritta), alla polvere, al caldo e all'orgoglio paesano. All'affronto personale (ogni volta che dico "non è che ti ho bruciato la vigna" le persone normali ridono....non c'è niente da ridere) e a quanto possiamo essere moleste noi "signorine isolane".
Detto questo, il ritorno a casa è stato assolutamente assolato. Appena scesa dall'aereo ad Olbia mi hanno accolto 18 splendidi gradi e un sole abbagliante!
l'estate ha portato dietro i suoi strascichi fino a quel momento,
al punto che la fioritura è arrivata in netto anticipo sregolando la regolarità stagionale e non sembra manco un po' Nadale (che significa Dicembre non Natale che invece si dice Pasc'e Nadale). Tappa a prendere un po' di cose dalle mie valige abbandonate in Baronia (dovete sapere che le mie cose sono un po' sparse qua e là in Italia da una parte all'altra del Mediterraneo...comodo no?!) e via verso l'Atene Sarda. Ora, se io becco qualcuno che sghignazza lo prendo a ceffoni...parola mia. Intanto miei cari ridaroli Nuoro ha sfornato un premio Nobel...donna! Tiè! Comunque il fulcro dell'attività nuorese è certamente il bar, non lo si può certo negare. Qui avviene di tutto, dalle trattative di stato agli incontri dopo separazioni di una vita, dalle discussioni filosofiche alle dichiarazioni d'amore! e infatti alla domanda che mi veniva rivolta (e succede tutt'ora), cosa hai fatto a casa? la risposta è ovviamente: sono stata al bar! Poi c'è una specie di magia a Nuoro: i bar cambiano locazione, nel senso che si trasferiscono (sembra un po' di stare dentro Harry Potter), ma la gente che li frequenta resta la stessa, non si può dire che non siamo clienti fedeli! La novità di quest'anno è stata il birrificio artigianale di Badd'e Carros (carcere di massima sicurezza dove sono stati rinchiusi un sacco di celebri stronzi tra cui Mesina e Vallanzasca e per incoraggiare il turismo ci hanno costruito un quartiere attorno e gli hanno dato lo stesso nome...geni del marketing). Devo dire che a parte la posizione non troppo felice abbiamo apprezzato...e noi quando parliamo di birra diventiamo seri come dei veri sommelier! A parte gli obblighi sociali mi sono buttata in mezzo agli unici maschi che la mia vista riesce a tollerare per più di...20 minuti: i miei bellissimi nipoti (che ora sembrano anche alti ma i geni li fregheranno...come hanno fregato tutti noi...).
Ho tenuto fede ai miei personali rituali di quando torno a casa. Uno di quelli che preferisco è passare a casa della mia amica Giulia (giovane e promettente architetta che si sta convertendo all'urbanistica perchè non le piace costruire). Il piano prevede sempre: pizza da Mastro (la pizzeria davanti casa) e birra con i suoi. Ci conosciamo da una vita e se riesco ad apprezzare la sua compagnia (fidatevi gli architetti ogni tanto vanno....smorzati), ancora di più riesco ad apprezzare quella dei suoi genitori. Bastiana, la madre è una donna straordinaria. Una sarda doc tanto per cominciare (Orani, patria di Nivola che Giulia ha inserito anche nel suo portfolio per la laurea... quei babbei dello IUAV guardavano esterrefatti). Possiede una curiosità fanciullesca ed una freschezza che credo di non aver mai visto in nessun altro e una profondità intellettuale che mi fa sempre riflettere. Con lei ho avuto ed ho le conversazioni per me più stimolanti ed interessanti di sempre sugli spazi, i libri, l'etica, le città, la filosofia, i viaggi, la vita. Il padre, Pino, non è da meno e partecipa attivamente alle nostre strane conversazioni ridendosela un po' sotto i baffi. Dico solo che alla laurea della figlia il giorno dopo io sono andata con i suoi genitori alla Biennale di Venezia (alle 9 fuori casa, tema: il palazzo enciclopedico...IMPERDIBILE, una giornata meravigliosa passata all'Arsenale). Oppure quando ci sono state le elezioni francesi e abbiamo visto tutti insieme dibattiti e risultati, o quando abbiamo festeggiato il compleanno di Giulia...senza di lei perchè era all'estero e allora i genitori hanno organizzato una festa con amici, parenti e Perdera, un invitato a tutti gli effetti. Una volta che ci siamo ubriacati per bene abbiamo fatto una chiamata interazionale di gruppo. Questi sono loro...sono fatti così, non c'è da meravigliarsi a vedere quanto sono straordinari i figli, gli hanno trasmesso tutto ciò che avevano dentro e li ammiro tantissimo per questo... e per tutto il resto. Questa volta siamo finite a parlare della percezione di New York (presa come emblema della città americana) e di come sia una città totemica, ma non eterna. Del paragone con le nostre città europee e della fiducia delle volte incondizionata che talvolta diamo in relazione solo alla bellezza di un luogo (in riferimento a Parigi). Diciamo che entrambe amiamo l'arte della conversazione e che ci crediate o no, non solo per sproloquiare.
Una volta fatto il check sul primo rituale, tocca al secondo e si va alla mio Santo Stefano, che passo regolarmente a fare qualche giretto intorno alla mia zona con uno dei miei migliori amici (anche se non ci vediamo spesso). L'anno scorso è stato in turno di Lanaittu e Su Gologone (mamma mia che guida turistica che sono). Quest'anno siccome il tempo era a dir poco superlativo siamo andati a Cala Fuili...se avessimo avuto più tempo l'avrei portato a Cala Luna diretto ma sono 6 km di stradina sterrata su un precipizio sul mare...non mi pareva il caso. Questa è forse una delle parti di costa che preferisco di casa mia. A cavallo tra la provincia di Nuoro e l'Ogliastra (anche lei stupenda) si trovano infatti cale e calette dal colore turchese...così belle che sembrano finte. Con grande merito alcuni luoghi si sono meritati nomi suggestivi come "Piscine di Venere". Sono luoghi non facili da raggiungere, difatti nella maggior parte delle spiagge l'accesso si ha via mare oppure via terra (io in alcune ci sono arrivata perfino in kayak), ma nonostante ciò d'estate parecchio turismo ruota intorno a questa zona, motivo per cui per me la stagione migliore per apprezzarle è l'inizio dell'estate: giugno il mio mese preferito per andare in Sardegna in assoluto. Comunque diciamo che Fuili non ha affatto deluso le aspettative: l'acqua pulita e il sole sulla pietra bianca erano un vero invito a tuffarsi.

Se avessimo avuto un asciugamano (e io mi fossi almeno fatta il rasoio sulle gambe) ci saremmo tuffati dagli scogli senza pensarci due volte.
Oltretutto non potevo non portarlo sul set di uno dei nostri tormentoni preferiti "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto" dove un fantastico Giannini e una borghesissima Melato ci fanno vedere cosa è l'amore e cosa vuol dire essere un uomo e una donna ("Bottana industriale" è un must).
E in ultimo, il mio amore adolescenziale: il MAN. No ovviamente non è la traduzione di uomo in inglese, ma il Museo D'arte Nuoro. Questa era la mia ora d'aria quando ero al liceo. Fino ai 18 anni l'ingresso è infatti gratuito e dunque passavo qui spesso dopo che biblioteca Satta chiudeva. Ho scoperto tanti miei grandi amori qui come ad esempio Chagall. Una mostra dedicata interamente ad incisioni e acquaforti da togliere il fiato. Schiele, Tona Scano e i temi che mi hanno aperto orizzonti come quello dei Boundaries, i confini (che tra l'altro ho recentemente scoperto esserci il catalogo su Amazon...deve essere mioooo). Sapevo che sarei andata lì non appena scesa dall'aereo.
Questa volta il museo ospitava una personale di Giacometti. Il concetto era molto interessante e si sviluppava intorno al termine "arcaico", qualcosa di cui noi portiamo ancora molto dentro. Avevo grandi aspettative...enormi... ma devo dire che nonostante le opere prese in prestito da celebri musei (da Bologna al Peggy Guggenheim di Venezia), mi sarebbe piaciuto vedere più sostanza.
Forse volevano fare lavorare il cervello del pubblico ma a me gli spunti e i suggerimenti non dispiacciono mai quindi insomma, per me potevano anche impegnarsi di più!
E bum! la mia settimana tra una cosa e l'altra è letteralmente volata. Giunta quindi l'ora di prendere un altro aereo verso Milano. La collocazione temporale è pre-capodanno. Ho infatti deciso di festeggiare l'inizio di quetso nuovo ed impegnativo anno insieme alla mia gemella acquisita Filomena.
Time to go... un altro aereo mi aspetta alla scoperta di Milano... 
Abbarra gai dommo mea, semper gai